13 Novembre 2008

Gli invisibili
I film più belli degli ultimi anni non li avete visti


Milano, 17 Novembre - 15 Dicembre 2008

Prende il via lunedì 17 Novembre presso l'Auditorium 'Casa dello Studente' del Politecnico di Milano di Via Pascoli 53 la rassegna Gli invisibili - I film più belli degli ultimi anni non li avete visti, organizzata dall'associazione di volontariato culturale ALGO MAS, e curata dal critico cinematografico Alessandro Stellino. Cinque appuntamenti dedicati ad altrettanti film che meritano di essere scoperti, sollevati dall'oblio cui li ha costretti una distribuzione poco attenta, o semplicemente rivisti, in virtù della loro qualità. Laddove, per 'qualità' non si intende fare riferimento a categorie datate e ormai senza senso come 'film d'autore' o 'film difficile', ma piuttosto a film che, oltre a un'indiscutibile valore artistico, dimostrano anche il coraggio di affrontare argomenti e situazioni da cui sempre più spesso il cinema delle grandi produzioni rifugge.

Lunedì 17 Novembre: "Friend" di Kyung-Taek Kwak
Lunedì 24 Novembre: "Mysterious Skin" di Gregg Araki
Lunedì 1 Dicembre: "My Summer of Love" di Paul Pawlikovsky
Mercoledì 10 Dicembre: "Il labirinto del fauno" di Guillermo Del Toro
Lunedì 15 Dicembre: "This is England" di Shane Meadows

Un titolo, quello de Gli invisibili evidentemente provocatorio, che pone l'accento sulle contraddizioni interne al mercato cinematografico, sempre più orientato alla politica del blockbuster a tutti i costi e teso a un'infantilizzazione del pubblico. I cinque film della rassegna, uniti dal filo conduttore del racconto d'infanzia o adolescenziale, sono un esempio eclatante di ciò che il cinema può fare quando decide di non assecondare le aspettative dello spettatore ma piuttosto di metterle in discussione, persino rovesciarle. E' un cinema, questo, che dialoga con la sensibilità e l'intelligenza di chi guarda, che ne chiama in causa i sensi senza bombardarli di effetti e travolgerli con il ritmo dell'azione forsennata.

Ad aprire la manifestazione è il film sudcoreano "Friend", diretto da Kwak Kyung-taek nel 2001, racconto di formazione incentrato sulle vicissitudini di quattro amici di infanzia che la vita porterà a compiere scelte non solo differenti ma anche opposte. Un film che, nonostante il successo in patria (all'epoca il miglior incasso di sempre) e un accoglienza più che calorosa al Festival del cinema di Torino, nessuno si è sentito di distribuire nelle sale italiane e che è fortunosamente riemerso negli scafali delle videoteche grazie a un'edizione in DVD.
A seguire "Mysterious Skin" di Gregg Araki, capolavoro di un regista la cui trilogia sulla 'teen apocalypse' è stata ugualmente snobbata nel nostro Paese. Qui il regista nippo-americano affronta un tema delicato come quello della pedofilia con una sensibilità estrema che lo mette al riparo da ogni possibile critica, e un calore umano nei confronti dei personaggi messi in scena in grado di strappare emozioni anche ai cuori più duri.
Poi "My Summer of Love" di Pawel Pawlikowski, toccante storia d'amore tra due ragazze adolescenti e ingiustamente trascurato in Italia a fronte dei numerosi riconoscimenti ottenuti altrove, con una bravissima Emily Blunt non ancora baciata dal successo internazionale ottenuto con "Il diavolo veste Prada".
"Il labirinto del fauno" del messicano Guillermo del Toro è il titolo più celebre della rassegna ma ne costituisce anche il fulcro proprio in virtù della capacità di lavorare all'interno di un filone rivolto ai più giovani come quello del fantasy (oggi in gran voga e a rischio di saturazione dopo l'enorme successo della trilogia del "Signore degli anelli" di Peter Jackson), ribaltandone gli assiomi e mettendo seriamente in discussione le attese dello spettatore.
Chiude la rassegna "This Is England" dell'inglese Shane Meadows, incomprensibilmente inedito nel nostro paese nonostante l'enorme successo in patria e il premio ricevuto al Festival di Roma, che vede al centro della narrazione un dodicenne attratto dai primi moti skinhead britannici.

Un'occasione unica per vedere sul grande schermo alcuni tra i film migliori degli ultimi anni e riflettere sulle contraddizioni di un cinema che relega all'invisibilità alcuni dei suoi frutti migliori.