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Tommaso
Tocci, 2 Settembre 2008: Risibile |
Inedito
in Italia
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Inju
La bête dans l'ombre
di Barbet Schroeder
È
cinema, no è cinema nel cinema; anzi, è letteratura come
specchio della vita. Non proprio tematiche rivoluzionarie per "Inju",
in concorso a Venezia65, ma questo non sarebbe un problema; più
grave è il fatto che tra le pieghe di questo thriller
plurimediale ci sia del comico involontario che sviluppa le sue premesse
in modo quasi cartoonesco, confermando come il regista Barbet Schroeder
si sia perso tra un inizio di carriera agganciato alla Nouvelle Vague
e uno sviluppo recente di mediocrità statunitense.
Di
personaggi idioti si era già parlato in questo Festival, ma erano
quelli dei Coen e facevano ridere: Alex, il protagonista
di "Inju", lascia invece a bocca aperta nel suo giocare a
rimpiattino con un'oscura ed evanescente figura di villain archetipico,
misterioso come Keyser Söze. Su questo dualismo dovrebbe poggiarsi
tutta la storia, visto che i due sono entrambi romanzieri e Alex, il
più giovane, scrive imitando il maestro Shundei Oe. Lo seguiamo
in un viaggio di promozione del suo ultimo romanzo proprio in Giappone,
patria di Oe e nuova terra di conquista dello scrittore francese.
E'
qui che lo spunto si farebbe in teoria interessante: Alex sta superando
Oe nelle vendite perché, pur scrivendo come lui e delle stesse
cose, nei suoi thriller riscopre le possibilità del Bene.
Oe trova invece il suo limite in una fascinazione ineluttabile per il
Male, e quando la sfida tra i due da letteraria diventa vera, con assassinii
e vendette, questo elemento si tramuta nella chiave dell'intero discorso
filmico, con le potenzialità di far dimenticare perfino la bizzarra
idea di un vecchio romanziere che diventa un genio del male assassino.
Purtroppo
e per fortuna il film prende altre strade, esplorando il rapporto di
Alex con una affascinante geisha bisognosa d'aiuto per un passato
che ritorna. Un po' di morbosa fascinazione da depliant per la
cultura nipponica distrae e confonde dal (non) sottile duello in punta
di penna, salvo poi rimescolare i fili narrativi con soluzioni poco
originali e troppo in debito con alcune pietre miliari del genere thriller.
Tutta la rappresentazione del Giappone da parte di Schroeder appare
molto poco convincente, talmente finta da far credere che sia fatta
apposta per rievocare la sequenza iniziale del film nel film. Il resto
è nella succitata stupidità dei personaggi, abili tessitori
di trame, finzionali e non, eppure inetti, fallimentari. Benoît
Magimel, che Schroeder sostiene di aver scelto in quanto serviva un
attore 'sottile', è la conferma che qualcosa è andato
storto.
Titolo:
Inju - La bête dans l'ombre
Regia:
Barbet Schroeder
Sceneggiatura:
Jean-Armand Bougrelle, Frédéric Henri, Barbet Schroeder
Fotografia:
Luciano Tovoli
Interpreti:
Benoît Magimel, Lika Minamoto, Maurice Bénichou, Ryo Ishibashi,
Gen Shimaoka, Shun Sagata, Takumi Bando, Kazuhiko Nishimura, Toshi Fujiwara,
Tomonobu Fukui, Ryo Ishibashi, Sean Muramatsu, Erika Niibo, Gen Shimaoka
Nazionalità:
Francia, 2008
Durata:
1h. 45'
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