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Tommaso
Tocci, 4 Settembre 2008: Inadeguato |
Medusa,
5 Settembre 2008
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Il
seme della discordia
di Pappi Corsicato
Chi
si rivede, Pappi Corsicato. Alla ribalta negli anni 90, eclettico e
grottesco, negli ultimi dieci anni si è progressivamente allontanato
dalla regia cinematografica. Stupito per sua stessa ammissione di ritrovarsi
in concorso a Venezia, Corsicato dimostra di non aver perso i legami
concettuali con il suo cinema passato.
"Il
seme della discordia" è di fatto una rilettura de "La
marchesa di O..." di Kleist, in cui una nobildonna, vittima inconsapevole
di violenza sessuale, si ritrova incinta senza apparente motivo e senza
sapere chi sia il padre. Corsicato trasporta il tutto in un contesto
urbano contemporaneo e vira gli elementi tragici in commedia, costruendo
la storia attorno a Caterina Murino e suo marito Alessandro Gassman.
Quando lui si scopre sterile e lei si scopre incinta, la ruota di Corsicato
fa il suo giro mettendo in moto una manciata di personaggi, ognuno una
funzione relativa alla protagonista. Rimane come fulcro l'atto di violenza
sessuale, doverosamente nascosto in ossequio alle invenzioni linguistiche
di Kleist, il quale celava l'evento dietro quello che è stato
definito il segno di punteggiatura più importante della letteratura
tedesca. Rohmer, che a sua volta trasse un film dall'opera, condensò
il famoso trattino in un controcampo di Bruno Ganz che ne inchiodava
la responsabilità, laddove Corsicato riparte dall'incertezza
kleistiana per favorire il gioco - che poi gioco non è,
visto che il compiaciuto divertissment del finale non coglie
certo lo spettatore impreparato - dei personaggi.
Non
s'inganni comunque chi si aspettava una degna rielaborazione, pur in
chiave ironica, di cotanti predecessori: il film di Corsicato lascia
a bocca aperta andando molto oltre l'esagerazione dissacrante, e quasi
tornando indietro a una deriva insensata di pastiche grottesco.
L'iperrealtà del decòr (ambienti domestici che
sembrano una parodia degli anni '60, colori pastello pieni e definiti,
esterni girati in un quartiere di Napoli fatto di ambienti spogli e
palazzoni) fa il paio con dialoghi e personaggi che vanno dalla macchietta
(Martina Stella) all'improbabile (Isabella Ferrari - ironico vederla
alle prese con i figli, visto come ce la ricordiamo in "Un
giorno perfetto").
Di
per sé, una connotazione del genere è non solo accettabile
e coerente con la 'poetica' di Corsicato, ma anche auspicabile: poteva
essere il giusto contrappunto a Ozpetek e
Avati qui al Festival di Venezia 2008, poteva
esplorare nuove strade in un cinema spesso troppo uguale a se stesso.
Invece il regista per troppo sterzare finisce fuori strada, cappottandosi
su citazioni pacchiane proprio perché vogliono esserlo, su un'iconografia
del corpo femminile che potrebbe essere una gioiosa celebrazione e invece
spesso fa volgarmente ridere, e su una seconda parte del film che non
mantiene il ritmo della prima sbilanciandosi sul patetismo.
"Il
seme della discordia" delude, oltre che per suoi meriti, anche
per la collocazione in concorso a Venezia (e qui la colpa non è
di Corsicato), stonando sia rispetto agli altri italiani (questo film
e quello di Ozpetek sono due mirabili esempi
di come sbagliare un film in modi opposti) sia alla selezione generale.
Titolo:
Il seme della discordia
Regia:
Pappi Corsicato
Sceneggiatura:
Pappi Corsicato, Massimo Gaudioso
Fotografia:
Ennio Guarnieri
Interpreti:
Caterina Murino, Alessandro Gassman, Valeria Fabrizi, Isabella Ferrari,
Iaia Forte, Martina Stella, Monica Guerritore, Eleonora Pedron, Rosalia
Porcaro, Michele Venitucci
Nazionalità:
Italia, 2008
Durata:
1h. 25'
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