Alberto Cassani, 12 Dicembre 1999: Irritante
14 Marzo 1997

Bus in viaggio

di Spike Lee


"- Chi vuoi che pianga la sorte degli schiavi? Il popolo? Il popolo ne ha già abbastanza della propria miseria! I nobili?? Trattano con disprezzo persino i bianchi che nella loro miseria si spingono ad accattonare davanti ai loro castelli... Quindi... Vuoi che ti dica una cosa? Per tutta quella gente l’Africa non esiste nemmeno!
- Alcuni sono ciechi dalla nascita, altri si ostinano a non vedere... Cosa accadrà se quelli che riescono a vedere non prenderanno il timone quando verrà la tempesta? Il mondo appartiene a tutti quelli che ci vivono dentro, Hoel! Volenti o nolenti i furbi, gli approfittatori, dovranno arrendersi all’evidenza!
- Tu sogni, ragazza mia! Tu sogni!
- Se accetti di condividere le mie notti, dovrai imparare a condividere anche i miei sogni!"

     François Bourgeon - “Le avventure di Isa - Banco di Giuda”, 1981.

Andre Braugher, Hill Harper, Hosea Brown III, DeAundre Bonds, Charles S. Dutton, Steve White. Dietro: Gabriel Casseus, Thomas Jefferson Byrd, Ossie Davis, Isaiah Washington, Roger Guenveur Smith, Harry Lennix e Bernie MacSpike Lee è sempre stato un regista molto politico. Per essere un “passatempo”, i suoi film sono sempre stati molto impegnati. “Get on the bus” racconta la storia di un gruppo di neri di Los Angeles che viaggia in autobus verso Washington, D.C., per partecipare alla “marcia di un milione di uomini”, la nazione nera, del 1995. “Get on the bus” è un film che va oltre la politica, “Get on the bus” è un film che sfiora il razzismo. Sì, perché Spike Lee si dev’essere dimenticato che anche l’esponente di una minoranza può essere razzista, e soprattutto che non tutti gli esponenti di una maggioranza sono razzisti. In fondo, se ad un nero da fastidio essere chiamato “culo nero”, perché ad un bianco non dovrebbe importare di venir chiamato “culo bianco”? Perché non ci dovremmo incazzare come delle bestie? Perché siamo di più? Perché loro vengono da secoli di schiavitù? C’è una scena in cui l’autista del bus, un ebreo bianco (Richard Belzer), viene attaccato verbalmente da uno dei passeggeri, un omosessuale nero, perché lui non ha fatto niente per il popolo di colore. Perché dovrebbe? Il popolo nero ha mai fatto qualcosa per gli ebrei? Al popolo nero è mai fregato qualcosa degli ebrei? Al popolo nero è mai fregato qualcosa degli altri? Oh, già: loro sono la minoranza, loro hanno i loro problemi, sono troppo occupati per poter pensare agli altri. Beh, forse è meglio che si ficchino nella testa che anche gli altri, maggioranza o no, hanno altro a cui pensare che non i problemi degli altri.

Andre Braugher e Richard BelzerUn mio amico tedesco, parlando di “Salvate il soldato Ryan”, mi diceva che il modo in cui i tedeschi venivano presentati nel film di Spielberg non gli era piaciuto, perché venivano dipinti semplicemente come “i cattivi”. Beh, ora ho capito cosa intendeva, perché i bianchi in questo film vengono dipinti esattamente nello stesso modo. L’autista stava semplicemente facendo il suo lavoro, e gli vengono rinfacciati crimini commessi secoli prima da gente con la quale lui, essendo ebreo, non può nemmeno essere imparentato. Contestarlo solo perché è bianco sarebbe come, per lui, attaccare uno solo perché è tedesco ed i tedeschi sono stati responsabili dell’olocausto. I neri ci attaccano dicendo che per noi loro sono tutti uguali, ma in quella scena pare proprio che per loro noi siamo tutti uguali. Viene voglia, al posto dell’autista, di fermare l’autobus e dire “Non vi vado bene perché sono bianco? Bene: a Washington ci andate a piedi. Portate i vostri culi neri fuori dal mio autobus!”. C’è un’altra scena in cui il bus viene fermato nel mezzo della notte dalla polizia del Tennessee per un controllo antidroga. Il poliziotto, ovviamente un bianco (Randy Quaid), non sembra voler incastrare per forza il gruppo, ma la sensazione è che sia uno stronzone di prima categoria e che abbia fermato l’autobus solo perché è pieno di neri che vanno alla marcia. Forse le intenzioni di Spike Lee non erano queste (forse...) ma certo non fa nulla per farci capire che le sue intenzioni sono effettivamente diverse, non c’è nulla in tutto il film che ci porta a pensare che la sua opinione personale sia diversa. Eppure in quella scena sarebbe bastato semplicemente far salire il poliziotto sul bus col sorriso sulle labbra e fargli dire “Buonasera, scusate il disturbo” per farci tutt’altra impressione.

Ossie DavisCi sono due momenti che mi hanno colpito molto, che mi hanno fatto incazzare più di altri: in uno ci sono due ragazzi che discutono e lo studente di cinema (che poi dovrebbe essere l’alter-ego di Spike Lee stesso?) chiede a “Morbidone” (Smooth, in originale) se lui ruba alla gente di colore, nell’altro un ex membro di una gang di South-Central LA chiede ad un poliziotto che fa parte del gruppo se lui picchia i fratelli. Come dire: “Chissenefrega se ammazzi di botte un bianco, se gli devasti la casa per rubargli i soldi della pensione, ma tra fratelli non ci si fa del male”. Beh amico, io posso avere rispetto per te, ma se tu non ne hai per me non ti aspettare niente in cambio. E poi come puoi pretendere rispetto da parte degli altri se tu per primo non ne hai per te stesso? Voglio dire: mi sono sempre chiesto perché ai neri d’America dia fastidio essere chiamati “nigger” (negro) dai bianchi quando poi si chiamano in quel modo tra loro per tutto il giorno. Se una parola è offensiva (e sul vocabolario inglese “nigger” è segnata come offensiva) è offensiva a prescindere da chi la pronuncia, ma se può essere non offensiva lo può essere in base al contesto, al modo in cui viene usata, non in base a chi la usa. Eppure se un bianco la pronuncia si becca una pallottola in fronte nel giro di mezzo secondo. Il punto, però, è che i neri d’America si chiamano tra loro “nigger”, mentre gli italiani d’America, ad esempio, non si chiamerebbero mai “mangiaspaghetti” a vicenda. Qui è la differenza, non nel colore della pelle: nel rispetto per se stessi. Non credo che la vita dei primi immigrati italiani d’America fosse gran che migliore di quella dei neri nei ghetti di oggi, ma se loro ce l’hanno fatta (oddio...) è perché avevano rispetto per se stessi, perché pensavano di valere qualcosa e volevano dimostrarlo. E non si dimostra il proprio valore insultando gli altri (tutti gli altri) e facendo le vittime nei confronti di chiunque. Non si dimostra il proprio valore facendo in modo che un duplice omicida venga giudicato innocente perché è nero, si chiama O.J. Simpson e c’è pericolo di rivoluzione civile in caso di condanna...

Harry Lennix, Isaiah Washington e Hosea Brown IIIC’è una scena, in un altro film di Spike Lee, “Fa la cosa giusta”, in cui il personaggio di Danny Aiello viene coperto di insulti dal personaggio di Giancarlo Esposito (che nonostante il nome è più nero di Spike Lee) e lui, esasperato anche dalla musica a palla della radio di Radio Rahim, alla fine esplode chiamandolo "negro schifoso" e sfasciando tutto a colpi di mazza da baseball. Ecco, “Get on the bus” è un bel film (a parte lo stile “trasandato”), ma ti esaspera talmente tanto che alle volte fa quasi venir voglia di insultare personaggi e autori...

Tutti sull'autobus!


Percorsi tematici

La 25a ora W O W - di Spike Lee; con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper, Rosario Dawson.
Bamboozled - di Spike Lee; con Damon Wayans, Savion Glover, Tommy Davidson, Jada Pinkett-Smith.
He Got Game - di Spike Lee; con Ray Allen, Denzel Washington, Milla Jovovich, Bill Nunn, John Turturro, Rick Fox.
Inside Man - di Spike Lee; con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster.
Lei mi odia - di Spike Lee; con Anthony MacKie, Kerry Washington.
Miracolo a Sant'Anna - di Spike Lee; con Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Valentina Cervi.
Summer of Sam - di Spike Lee; con John Leguizamo, Mira Sorvino, Jennifer Esposito, Adrien Brody.
When the Leeves Broke: A Requiem In Four Acts - di Spike Lee.


La locandina statunitenseTitolo: Bus in viaggio (Get on the bus)
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: Reggie Rock by the wood
Fotografia: Elliott Davis
Interpreti: Ossie Davis, Andre Braugher, Charles S. Dutton, Richard Belzer, Randy Quaid, Thomas Jefferson Byrd, Isaiah Washington, Roger Guenveur Smith, Hill Harper, Gabriel Casseus, Wendell Pierce, De'aundre Hall, Bernie Mac, Steve White, Harry J. Lennix, Hosea Brown III, Albert Hall, Roger Guenveur Smith, Joie Lee, Kristen Wilson, Frank Clem
Nazionalità: USA, 1996
Durata: 1h. 40'